In Siria nuove armi e nuove tattiche
A ogni azione corrisponde una reazione, a ogni mossa segue una contromossa. Nel tragico stallo in Siria tra opposizione armata e regime, fanno il loro ingresso sulla scena nuove armi e nuove tattiche. Secondo il New York Times, camion dell’esercito turco trasportano fino al confine casse di missili portatili controcarro, che poi sono contrabbandate dai ribelli dentro la Siria, con i soldi dell’Arabia Saudita e del Qatar e con la benedizione strategica dell’America.
7 AGO 20

A ogni azione corrisponde una reazione, a ogni mossa segue una contromossa. Nel tragico stallo in Siria tra opposizione armata e regime, fanno il loro ingresso sulla scena nuove armi e nuove tattiche. Secondo il New York Times, camion dell’esercito turco trasportano fino al confine casse di missili portatili controcarro, che poi sono contrabbandate dai ribelli dentro la Siria, con i soldi dell’Arabia Saudita e del Qatar e con la benedizione strategica dell’America. Una conferma indiretta del traffico viene dalle nuove regole per i giornalisti internazionali lungo la frontiera turca: se prima potevano razzolare indisturbati e parlare con i rifugiati siriani, ora rischiano una multa e l’espulsione dal paese. I campi profughi che ospitano anche disertori e ribelli sono sigillati. Il via vai necessita di discrezione.
L’arrivo dei missili controcarro nelle mani dei rivoluzionari è stato un colpo per il regime, che continuava a spostare i carri da un focolaio di ribellione all’altro con offensive ultraviolente che duravano lo stretto necessario (per mancanza di forze). Ora che sono alle prese non più con manifestazioni di piazza e disertori armati soltanto di fucili, ma piuttosto con la possibilità di imbattersi in avversari armati di missili, i soldati siriani sono più cauti, più lenti, più recalcitranti. Per questo le offensive con i carri ora sono state rimpiazzate dagli attacchi con gli elicotteri d’assalto russi Mi-24. Il segretario di stato americano, Hillary Clinton, accusa i russi di avere prima fornito i velivoli e ora anche l’assistenza e le parti di ricambio. Insomma: soltanto i piloti sono siriani, il resto funziona grazie all’aiuto di Mosca (il ministro degli Esteri russo, Lavrov, dice: stiamo soltanto rispettando i contratti). La campagna di repressione aerea cominciata da Damasco pone ancora più problemi di quella terrestre, perché la presenza di bande di estremisti filo al Qaida tra i partigiani anti Assad suggerisce di non inviare missili antiaerei – meglio che non cadano nelle mani sbagliate. A ogni azione corrisponde una reazione, ma secondo Reuters Assad è a corto di moneta ed è costretto a stamparla in Russia. C’è da vedere quanto dura.